Lou Reed – Il pensiero a modo mio

Lou Reed ha fatto lo scherzo di andarsene.

Se ne va un pezzo di musica e questo è il mio pensiero, il mio testo.

Musicalmente non sono nessuno e mi sento profondamente ignorante, ogni giorno scopro che un pezzo mi sfugge o un gruppo non ho mai avuto modo di sentirlo.
Perdo tantissimi live ogni anno (vuoi la distanza vuoi la mia incapacità di seguire i mille eventi che ci sono ogni giorno in questo stivale).
Resta che nella mia ignoranza ho avuto la fortuna di apprezzare (sfortuna mia non live) Lou Reed sia solista sia nel suo periodo con i Velvet Underground.

Questo solo attraverso i dischi e Youtube, la breve esperienza nel sito di recensioni in cui io attingevo informazioni e spunti per ampliare la mia conoscenza musicale.
Ha vissuto 71 anni è vero, alla faccia di chi con una vita come la sua sarebbe morto molto prima ma nonostante questo mi è dispiaciuto e mi dispiace.

Canta verso il cielo l’ardore della tigre
graffia ogni fondo – mani senza freno
alza il tuo sguardo con la voce all’infinito
con il cuore vitreo stagliato contro il vuoto
– vibreranno come corde di chitarra
le tue note disciolte nella notte
calore nei ghiacciai, sole voci vuote.

La tua voce vibra – si sente ancora disciolta
distorta e stonata dentro le anime corrotte
nella camminata infinita – dannate voglie
represse in nome di buon nome, inutile
inesistente. Rapprese voci, graffi per note
solo menti stanche rimasero inerti
in fermenti vivi.

Fiacchezza dell’essere,
inutilità del pensiero vacuo – fermo
i contrasti frenetici _ ricerca psicoticapalco e polvere, luccichii nel buio
capitoli chiusi, contusi.

Graffiala questa pelle lucida,
distruggi l’ennesima corda
alzando la voce – vetrate scomparse.

 Se vorrete capire la poesia avete due opzioni: chiedermi in privato o attraverso i commenti o (più utile per voi) ascoltare a ripetizione le sue canzoni fino a sentirle dentro le ossa, traducendole e capendole a fondo; capirete anche il mio testo in questo modo.

Poesia, Poesie e musica / , , , , ,

About Elisa Clementi

Ho iniziato a scrivere nel 2002, un gioco con gli acrostici durante le ore di lezione per i miei compagni, molto di più per me. Le lettere prendevano forme e suoni sempre diversi, era un crimine non scoprire cosa c’era dietro quelle sfumature. Così scoprii un mondo di parole, i suoni si miscelavano da soli ai colori ed alle forme creando poesie di cui non mi spiegavo mai la nascita, erano figlie senza un perché padre. Questo fu l’inizio della mia esigenza di esprimermi diversamente quando non trovavo parole per descrivere una situazione o un pensiero, quando non trovo parole arriva Lei e inizio a scrivere come se fossi in una trance in cui il tempo si ferma.

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