L’amante solitario

Spingersi oltre sul ciglio del limite
sfidarsi. Fingersi altrui occhio
dissimulare altrui battito,
come scaldare un letto –
vuoto e freddo in cui non
ascolti battiti d’ali
ma tremori e sogni.
Buttarsi con convinzione
là dove il mondo vede abisso,
tenebra e solitudine – scusandosi
con l’anima e con cuore sezionato
di vedere luce, viva e calda
che rende muti i pensieri
e taciturna l’anima inquieta.

-E’ un forte sibilo il vento –

Sia Salice o Biancospino, io bevo vino.

Non abbandono niente
se non il fiore sull’asfalto
se non il sole tra i miei denti
per ingoiarlo a fondo
come gli ingordi il dolce
nella settimana di digiuno.

Frammento a vuoto il tempo
riempiendolo di niente
mentre muta la campana
suona la mezz’ora
ed ignora lenta il vento
che gli sferza forte addosso.

Saltello allegramente
sulla terra appena smossa,
nuova vita dal mio fiore morto
che sia salice o biancospino
– non mi importa, bevo vino.

Sale, pepe e garofano.

Un solo grano di sale
tre grani di pepe
qualche seme di garofano.

Due dita di vino
un bicchiere di birra
ed acqua per dimenticare.

Della pasta del giorno prima
e dell’ottimo pane, fresco
di ieri – buonissimo.

Non è la mia realtà, questo passo
ed il respiro lento che strascica
immedesimazione – realistica.

Stagliato su ramo nascosto

Stagliato su ramo nascosto
il viso oscurato dal manto
più nulla mostra alla luna
or sola, nel volo notturno
accompagnata dal vento.

Dimena lento il battere l’ali
lasciando al tempo potere
e frammenti, di piume
o ricordi di altre correnti
più nulla rimane- stelle cadenti.

Il tic della cera sul marmo
nel sfumare della notte.

Lenti i gesti per non turbare
né astri ne sogni.