Dieci Lune per pianeta Delirio

Ogni pensiero, raso mi scava
il cuore – il cervello – il fegato
passava dalla mano al bicchiere
ora tra i capelli e il seno
e non strappo i fogli
li ripiego convulsi.

Mille aerei pronti – la guerra
bombardare il nemico
vietare rifornimenti, condannarli
usare le armi atomiche
– quantità illimitate –
delimitando i confini alle mani
il punti critico sulle lune
dieci lune per pianeta Delirio.

Maree infinite da evitare
equilibri instabili, fragili
il limite è nelle dieci lune
– il limite invalicabile –
il mare fermo immobile
nel fragore della testa
– nuove autostrade
supportare l’industria bellica
consumare petrolio
mangiare idrocarburi.

Mille aerei pronti – la guerra
bombardare il nemico
vietare rifornimenti, condannarli
usare le armi atomiche
– quantità illimitate –
delimitando i confini alle mani
il punti critico sulle lune
dieci lune per pianeta Delirio.

Il tuo accendino, il demonietto
ultimo segno d’essere qualcosa
che ora non ha valore alcuno –
l’utilità contro il nemico
perché la carta brucia
– brucia sempre bene.

Supportare l’industria bellica
consumare petrolio
mangiare idrocarburi.

Il limite è nelle dieci lune.
Dieci lune per pianeta Delirio.

 

Crediti foto @Cerebrum dyslexic P h o t o g r a p h y

 

Mordila (La vita)

C’è chi si nasconde, trasuda vetro e coca havana
si sente il candore sporco dei pensieri inamidati
la perfezione comune, il pensiero comune
e tutto si sciolse – ghiaccio nel montenegro.

Annacquare l’alcool o la vita – il crimine

tutto è denso e concentrato nella sua natura
a puoi mordere ora, sentirla viva nelle labbra
– non fuggire e vivila nei pochi spazi rimasti.

Un frutto spinoso, acerbo a lunga maturazione

– succosa, dolce e viva solo a zone, trovale?

Photo Credits (c) Stefano Bonazzi

Ad un cielo sordo per le stelle cieche

Ferite che sono solchi in realtà,

trincee maledette
ed io le uso,

le sfrutto come fossero difese
mi difendo

con lo stesso dolore che mi distrugge
– stupida,

nel mio distruggermi due volte
stupida nel pensare troppo

e nel volere il giusto
perché il giusto, il bene

che penso è utopia
esiste il sufficientemente

ma non la giusta misura.

 

Ogni notte io le guardo le stelle,

le scrutole cerco e le bramo

come niente altro al mondo
una fonte di salvezza

da cui non mi so sottrarre
o da cui non voglio fuggire

né lottare contro
perché è l’unica cosa che so fare,

remare contro
nei fiumi più bastardi

per sentirmi viva

quando in realtà mi manca

completamente l’aria
e la mia pelle implode

in se stessa.

 

Resto qui allora

stanotte, mi lascio toccare
mi lascio osservare

da questo cielo curioso
tanto quanto stronzo, non fa domande
perché lui stesso

non mi darà risposte
le stesse che cerco

da un anno preciso
– lo fingerò imprecisato, per modello standard
per seguire la moda dell’essere mistero
perché la luce e la leggibilità

non interessano a nessuno.

L’indifferenza sarà martire

Raccolgo in buone dosi
senza mai lamentarmi,
senza sosta raccolgo
nei bordi dei marciapiedi
tra gli sputi dei passanti.
Raccolgo con ingordigia
per nasconderla tutta,
renderla invisibile
– dietro una corta tenda.

 

Sarà mai nata al mio cuore
la mia mente ignorerà il nome
l’aria scorderà il suo odore
– sarà sua stessa martire,
questa crudele indifferenza.