A Passione ed Inverno

Tra lenzuola fredde, sdraiata immobile
fissare il nulla ed ascoltare il vuoto
le idee, la mente ed il brusio di fondo
voler parlare ed esprimere ciò che sento
ma mi blocco ancora – mille volte
e mille ancora uguale.
Solito letto condiviso a vuoto
nel freddo, gelo continuo
e rallenta tutto – fermo il tempo
perché nulla si è mai mosso
ero solo io che camminavo
nel mio passo dolce ma profondo.

Non si era fermato ai respiri
o ai profumi della pelle-
era oltre, questo pensavo
e questo volevo.

Il suono del vuoto
dove si perdono i sussulti
ed anche ogni sorriso,
perso come il tempo
e quello non ritorna né si regala
ma c’è chi è più generoso
in un mondo triste e solo-

solo il prezzo è alto.

L’amante solitario

Spingersi oltre sul ciglio del limite
sfidarsi. Fingersi altrui occhio
dissimulare altrui battito,
come scaldare un letto –
vuoto e freddo in cui non
ascolti battiti d’ali
ma tremori e sogni.
Buttarsi con convinzione
là dove il mondo vede abisso,
tenebra e solitudine – scusandosi
con l’anima e con cuore sezionato
di vedere luce, viva e calda
che rende muti i pensieri
e taciturna l’anima inquieta.

-E’ un forte sibilo il vento –

Al turpiloquio del perdono


Li ricordo ancora i brividi
lungo la schiena, tra le pieghe
nelle mani e nell’ombelico
mentre i vestiti tremavano
ed il vento insinuoso giocava.

Le fermate proseguivano
solo i miei passi si fermavano
cercavano il contatto
cercavano occhi sconosciuti
quel battito, quel calore
e non li trovavano mai
l’interrompersi su un muro.

– forse a Berlino ho perso
ed a Barcellona ho venduto
ogni lacrima di Londra –

Li ricordo ancora i brividi
lungo la schiena, tra le pieghe
nelle mani e nell’ombelico
mentre i vestiti tremavano
ed il vento insinuoso giocava.

Nascosta negli angoli
e nelle calle di Venezia
Fuggita dalla mia ombra
si rifletteva ovunque anche nel nulla
nascosta anche da te
sono scappata via.

Mille treni,
le fermate le ho dimenticate
ho dimenticato i nomi
ed ogni stupida via
ogni sciocca fantasia
lo spazio è reale
ma il sentiero – ideale.

– forse a Berlino ho perso
ed a Barcellona ho venduto
ogni lacrima di Londra –

Ho tralasciato i mille libri
le vite che ho inventato
– mille scuse per fuggire
per invidiare la carta
nascondere // evitare
– lasciar andare.

Ogni pagina una vista
una camera sul mare
le panchine immaginarie
per non dover più riparare
ma in fondo è una bugia
buona solo da mangiare
ogni sbaglio è colpa mia
ora mi so perdonare
ora mi so ringraziare
perché vivere
forse è anche cedere
flusso che scorre
sangue che bolle.

Li ricordo ancora i brividi
lungo la schiena, tra le pieghe
nelle mani e nell’ombelico
mentre i vestiti tremavano
ed il vento insinuoso giocava.

Photo detail©Cerebrum dyslexic P h o t o g r a p h y
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Se ti consumi al piovere del tempo

Lo posso giurare al vento, mi dispiace
non ho pietà per il fuoco che non ti da pace
e ti lacera pensieri e vene, ti abbandona
– disadattato nella strada e non ti muovi
ti lasci consumare dalla pioggia
nella lentezza del tempo, non reagisci.

Lo posso giurare al vento, mi dispiace
non ho pietà per il fuoco che non ti da pace.
Non posso rialzarti, ti spezzeresti come ramo secco
e la mia mano è inutile ora perché non reagisci
ed è inutile il mio tocco perchè tremi
– non sono io il tuo angelo della notte,
non lo potrò essere.