La rinascita della Fenice nella Luna piena

Sarò il mio nascere continuo nel mio essere Fenice
Il demone inascoltato si dibatterà per l’ultima volta
il colpo è stato basso come quello dei falliti.
Lo sguardo era vuoto, finiti i dardi inconsapevoli
ed i sogni degli dei. La marea risale ed elimina detriti
nasconde cicatrici e astute profanatrici
creeranno nuove mappe sulla mia pelle –
indipendenti dai tuoi lividi e dalle tue mani

dai tuoi occhi e dai tuoi sospiri, ora gelidi.

 

Nei labirinti dell’incoscienza si nascondono i codardi
l’istinto è il primitivo segno del volere, scappare
e fingere sia onore di coscienza è codardia
il mentire per maggior comodità di vivere.

 

Il lungo viaggio torna alla partenza
nuovi snodi avrà il Fiume in piena
e nuova Luce illuminerà le fronde
e sarà l’Essenza del riflesso di Vita.

I raggi del Sole non rincorreranno l’Ombra
che si staglia nell’angolo remoto.

 

I raggi del Sole resteranno tra le Piume
di una Fenice rinata sotto la Piena Luna.

 

Rinascita nel dolore per temprare le Piume
tra le Fiamme. Saranno Diamanti.
Il Buio

resterà cenere.

Tana! Tana! Tana!

Tana! Tana! Tana!
Ho trovato il nodo della matassa
mi attanagliava la gola, immobile

forte del mio volerlo ignorare, ad ogni costo
forte del mio essere debole in fondo
– perché non bastano i ringhi per essere forti
non basta un’anima, non basta il cuore
la pelle deve essere rovinata e ruvida –
i sentieri devono essere percorsi, sterrati
l’asfalto consumato e le luci spente
– sarà giunta l’alba oppure la fine
dell’ennesimo sentiero notturno.

 

Tana! Tana! Tana!
E’ stato trovato lo squarcio nelle mura di difesa
sono crollate per incuria delle guardie,
hanno ceduto al vento che le batteva insistente!
Quale stupidità, così solide e forti
e solo il vento è riuscito a distruggerle!
Il colpevole torna sempre nel luogo del delitto
e graffia ancora le mura accasciate al suolo

implorano pietà e la fine, non riescono a capire.

 

Coriacea la pelle, sembrava una buona difesa
avrebbe dovuto attutire la lama che affonda piano,

invece

Tana! Tana! Tana!

 

E’ stata trovata la dolcezza nel frutto acerbo
nonostante l’acido e le spine che corrodono
e lacerano il viso, ingordi ne mangiamo
restando in questi attimi che vagano
seguendo traiettorie stupide, drogate.

 

Attimi.

 

Tana. Tana. Tana.

 

Immagine: Jan Saudek (dettaglio)

Avremo pena di loro, proseguiremo.

Il binario arrugginito su cui poggiano leggeri
piedi in bilico senza freni, dischi rotti
mentre danza lento il vento –
la carezza dimenticata si posa docile ora
nella gradualità del tramonto.

Sono passi ora verso altri, nel tremolio –
nel frammentario spegnersi delle stelle
la prima foglia rinasce, impaurita
– sarà la prima a morire – suicida.

Il folle coraggio dell’essere i primi
la salvifica follia del vivere – sempre!
Come le prime file “sacrificabili”
le difese dei falliti senza pelle
a cui l’anima non ha portato saluti.

Sguardi vacui alle porte chiuse, ignorate
non degneranno pensieri ne storie
ai nostri sogni rinchiusi – inadatti
e avremo pena di loro, proseguiremo.

 

Foto©facebook.com/CerebrumDyslexicPhotography

Sul bancone della cucina. Il gelo ed il carbone.

Cerco riparo, cane impaurito
ho le orecchie basse e mi raccolgo
Il primo ripiano, il più alto
mi accoglie e raffredda i pensieri
congela piedi e natiche

Solo attraverso queste mani
prova ora a congelarmi il cuore
mentre brucia, bastardo.

E’ vecchio stile:
usa il carbone.

Sul bancone della cucina

obbligo il mio corpo al caos
odore di fritto nei vestiti
i piatti sono ancora com’erano
– leggermente spostati
solo per lasciarmi il posto.

Ho lasciato un boccone di cibo
lo guardo – fisso – con rifiuto
ed il mio riflesso è solo ombra
– informe ed instabile
e ci riconosco un’anima.

(E’ ancora viva)

 

photos © saver-ag