Per non far tacere il sogno

Si abbandonavano i vestiti
ai cigli delle porte e soli
frettolosi gli occhi avanzavano
cercando il sale e le labbra il sole
cingere le mani ai fianchi,
per sentirsi più vivi o meno strani
quando calava la luna ed i sentieri
spogliati e nudi si mostravano.

Ai cigli delle porte i piedi nudi
fragili e silenziosi, nessun rumore
per non coprire il suono dei respiri
ed inutilmente far tacere gli occhi
miei, sapevano tutto e le grida
– le grida risuonavano nel petto
nella loro solitudine, ignorate
inascoltate per non far tacere il sogno.

Sporcami, strappami e spingimi

Sporcami, strappami, spingimi
dipingimi sbagliata e storta
o mentre cammino
lenta e ubriaca – il solito
sul marciapiede
la prostituta di se stessa
mentre mi faccio di pensieri
acidi come il tuo sangue
che sei veleno adesso
e ti ingravidi di mali
attendendo l’ennesima puttana
per lamentarti ancora
di tutte le donne – tutte
innamorate del tuo cazzo-
imputridisci la tua mente
e te ne vai, sempre
anche ora – soprattutto
che non desidero nulla
se non le tue parole
ora ancora – vattene
non cercarmi solo
mentre sola svengo,
vattene – so cadere
tremare e ballare
anche sbronza.

Non mi reggo
non sul tuo cazzo
non io.