Sentire e volere contro bordi e confini

Mordo con rabbia i bordi del sentire
graffio con ansia i confini del volere
sbattendo la testa
strappando i capelli,
rossi ora per segnare il sentiero.

Fiamma che brucia
fuoco che segna
il marchio notturno
ritorna alla luce,
nel segno dei denti
protetto dai graffi
si espone agli sguardi
incurante di cure.

 

Mordo con rabbia i bordi del sentire
graffio con ansia i confini del volere
sbattendo la testa
strappando i capelli,
rossi ora per segnare il sentiero.

Per non far tacere il sogno

Si abbandonavano i vestiti
ai cigli delle porte e soli
frettolosi gli occhi avanzavano
cercando il sale e le labbra il sole
cingere le mani ai fianchi,
per sentirsi più vivi o meno strani
quando calava la luna ed i sentieri
spogliati e nudi si mostravano.

Ai cigli delle porte i piedi nudi
fragili e silenziosi, nessun rumore
per non coprire il suono dei respiri
ed inutilmente far tacere gli occhi
miei, sapevano tutto e le grida
– le grida risuonavano nel petto
nella loro solitudine, ignorate
inascoltate per non far tacere il sogno.

L’amante solitario

Spingersi oltre sul ciglio del limite
sfidarsi. Fingersi altrui occhio
dissimulare altrui battito,
come scaldare un letto –
vuoto e freddo in cui non
ascolti battiti d’ali
ma tremori e sogni.
Buttarsi con convinzione
là dove il mondo vede abisso,
tenebra e solitudine – scusandosi
con l’anima e con cuore sezionato
di vedere luce, viva e calda
che rende muti i pensieri
e taciturna l’anima inquieta.

-E’ un forte sibilo il vento –

Sia Salice o Biancospino, io bevo vino.

Non abbandono niente
se non il fiore sull’asfalto
se non il sole tra i miei denti
per ingoiarlo a fondo
come gli ingordi il dolce
nella settimana di digiuno.

Frammento a vuoto il tempo
riempiendolo di niente
mentre muta la campana
suona la mezz’ora
ed ignora lenta il vento
che gli sferza forte addosso.

Saltello allegramente
sulla terra appena smossa,
nuova vita dal mio fiore morto
che sia salice o biancospino
– non mi importa, bevo vino.