La coordinazione ipocrita di Via Mazzini

Via Mazzini – mattonelle,
mattonelle e luci, risplendi!
Risplendi nelle vetrine
nei margini di luce, eccelsi!
Riflettiti, perfetto
– “Adoro il nuovo Papa”
mentre passi, passo sicuro
hai il mento alto
sai come portare il passo
e lo sguardo fiero – uomo.

Ed il tuo passo portato

gira venticinque gradi, a sinistra
– scansare al momento giusto,
che maestria, un premio.
Un premio per favore,
per tale forma, inequivocabile
di bastarda coordinazione.
Coordinazione che non funziona
– un organo, non è coordinato:
il cuore.

La prima neve

ispirata al film “La prima neve” di Andrea Segre 1/3

Silenzioso, muto – stupido
nascondere cicatrici – vive
come mare d’inverno
come la fuga dall’inferno
con gli occhi spenti
le labbra secche, salsedine
– quanto odio nelle vene
quanto male nelle pieghe?
Ondeggia il pensiero,
la mano trema, il moto fermo
nessun movimento – stasi
solo il cuore in tumulto
nero – come pece freme
e tace, muto tace.

La nuova vita non voluta
– costrizione ed obbligo
e chi ignora parla, l’idiota.

 

Aiutami a dimenticare Layla

La forma affianco ormai fredda

Gli angoli tortuosi, dove si perdono i pensieri
prendendo vie contorte – ignote ai miei occhi
in quel punto del muro, dove mi lascio – sola
continuo a strisciare all’ombra di me stessa
tremante senza alcuna parola; gli errori
nelle scelte non fatte – i nomi scordati.
Sarà nulla, vedrai è solamente tempo
– scorre veloce senza ritorno, il passo
dimenticalo, scordane il rumore – il gusto
del suo scivolare leggero sul pavimento
tra la polvere e la cenere di sigaretta.
Il lento intercedere di ore e minuti – magri
come le ossa del pollo rimaste nell’angolo
di quel piatto sbeccato, era bello il piatto
quei disegni strani sembravano parlare
al contrario dei tuoi occhi – spenti e vuoti
devoti alle luci convulse – alle labbra ferme
le mani tremano, non te ne accorgi – solito.

Fingere per assaporare finti sorrisi
e consumarne il sapore – amaro
graffiando via le ferite cicatrizzate
era l’unico modo per vivere
unica via per recidere tutto
per franare febbrilmente
in spirali continue – sterili
come sterile il solco dei tuoi passi
i tuoi calli nelle mani, l’ago
nemmeno ci passava – la scorza
la tua voce era stanca, annoiata
non ti potevo parlare del vento
di come il Sole scalda l’anima
di come il gelo ferma il tempo
a modo suo – inutile, eri rapito
concentrato da un mondo irreale
tra pensieri senza forma – fumogeni
ignorando il mondo d’anima e corpo
ignorando – in forma continua e stabile
la forma affianco sul divano
l’hai scorta – ormai era fredda.