Danzatori folli del Nulla

Un vento forte su scogliera fragile
crolla gracile al mareggiare lento
e m’inabisso sciolta tra occhi e volti
e nascondo i fianchi a sciocchi ingordi
che si perdono, si lasciano e s’abbandonano.

Mi perdo anche stanotte, tra i flussi e vetri rotti
nei miei pensieri – nei miei pensieri
lanciati in aria, finti desideri
per lasciare tutti, ogni mano e sentiero
ed andarmene, i palloncini dell’addio
mentre s’avvicina il tramonto.

Ballo, ballo forte e lenta
perché il mondo gira troppo forte
ed io vedo solo il rosso dei capelli,
le mani un vortice con asse centrale
sui miei fianchi una centrifuga neurale.

Venite danzatori folli, avanzate pure
qui nessuno è maestro e tutti sono allievi
mentre si spengono le luci ed inizia il ballo,
nessuno ci veda – ci immaginino tutti:
danzeremo del nulla, dei sentieri nascosti,
dei pensieri peccato e dei peccati pensati
mentre altrui bocche peccheranno –
ed altrui occhi immagineranno
e che amore amando sia – il desiderio sia realtà
e la carne un tassello che s’unisce ad un altro.

Danziamo in onore del Nulla che crea.

Dei tempi freddi e rudi

Togliti le scarpe e affonda
in un centrimetro d’altezza
sciogliti nel freddo della notte
ed urla al vento i pensieri
dichiarati dall’alcool:
– non siamo nulla
se non i tappi a terra
i vetri rotti, le chitarre
con le corde spezzate
e le ragazzine viziate,
non siamo nulla.

Versi a caso, urlati
eri più sbronzo tu
reggevo l’ombra
seguendo a stento i ritmi
l’odore del liquore
mentre tintinnavano le birre
ed urlavi di bagni chimici
– non lo ricordo nemmeno –

lo sbronzo del bar, descritto
come fosse una poesia
quella fottuta – fredda.

La parte selvaggia, ignota prima
ancora urla – dimenandosi viva
fissata su una notte senza via.

La Scoperta del Buio

Sola o solitaria al calar del buio
non nascondo il mio volto agli alberi,
cedo l’incalzare del mio passo al mormorio del fiume.

Seguo nel mio dondolare il fruscio
che accompagna lento lo spogliarsi del bosco,
riposeranno gli spiriti nella fresca seta
dissetati da rugiada e vinaccia del mattino.

Questa è l’ora del silenzio
calmo e poi fermo il passo
unendomi a questa danza ferma –
osservo ammirata
sveglia
ora che cala il buio
i miei occhi ciechi non cercano
oltre né altrove, immobili
nel punto di luce totale
e Luna si nasconde mutando la paura in scoperta.

Per il quieto vivere altrui

Non trovo la voce nei fondali marini
ne occhi negli abissi dell’anima
vago cieca dove il vento sferzante
nella sua insolenza bastarda
decide al mio posto il percorso.

Sono sola avanzando con le mani
toccando ogni superficie,
tremante mentre mangio la polvere
ed ogni sentiero dinanzi a me,
ogni via tralasciata è persa
e che ne sarà di me?

Sguardi, volti, suoni e sbagli
– irrimediabilmente persi –
il quieto vivere altrui
la mia quieta noia.