Comunicazione non violenta nella differenza di genere.

Testo del video realizzato per la conferenza dal titolo “Di-versi… In Versi – La comunicazione nella differenza di genere” .

Lascio al vento il potere di essere
all’acqua il potere di scorrere
e nel loro giungere a me
muteranno le loro forme
assecondando i miei percorsi.

Dolci le mie mani sul ramo
per poter raggiungere il frutto
– nell’irruenza sarebbe l’ultimo
perdendo l’occasione ripetibile.

Se creassi barriere
ostacolassi il percorso ovvio
ignorassi le tue correnti
– snaturassi il tuo odore unico:
La collera del vento
la riconosceresti!?
Perchè ti urlerebbe dentro
come su scogliere nere!

Voce eco: Le correnti si incontreranno
nuovi percorsi docili
per accarezzare i prati
dando vita al mare.

L’ira del fiume
la faresti tua e
Distruggeresti le barriere!
– la tua stagione delle piogge.

Voce eco: Si levigherà dolce l’argine
ti lascerà fluire.
Nella quiete nuovi fiori
e vita tra i cespugli.

Un ramo spezzato
nel forzare il tuo cuore!
Più nessun frutto daresti
perdendo linfa per mia colpa.

Voce eco: Leggero il mio volere
delicato nel tuo sentire.
Ascolterai la mia voce
riconoscendone il calore.

La tua mano,
non è così diversa dagli elementi
la tua anima è vento e acqua
noi siamo questo.

Ascoltati, imparami.

Non più imposto,
avvolgi il sentiero.

Non più forzato
ascolta le correnti.

Senti il respiro.

Fuggendo al mio naufragio

Quante volte mi son persa
nel marasma della gente
per inseguire il niente,
per supplicare il niente.
Abbandonata nella folla
la piogga tra le ciglia
il brivido tremendo
del sentirmi spenta.
Sfuggire nei bicchieri
alla vista sempre vuoti
riempiendo altri buchi
tappando la solitudine
in inutili sorsi…
Continui, senza soste
e sfuggire e non restare
perdendo il vento
perdendo il mio mare
… Naufragare.

Nell’equilibrio fragile
del morto a pelo d’acqua
con i capelli liberi
le mie mani immobili
– l’attesa, tremenda
poi la scossa
ed ancora tremo
lasciami vibrare
mi lascio vibrare
theremin, sarò questo
per creare melodia
dopo le dissonanze.

Il mio appiglio

Vestiti bene e frac
le gonne – educazione
mangiare piano il cibo
camminare dritti, in riga
non vedo via d’uscita
strada unica – unico
inizio a balbettare – mano trema
paonazza in volto, corro via veloce
trovo un muro, la salvezza
un’attimo
il volo
– stravolto.

Caos
la strada è rotta
perdo l’occhio tra la folla
non c’è regola, non c’è stile
cammino storta ed ho una birra
sento i colpi ed il vociare,
farmi male, farmi male?
Stacco il lettore, barriera invisibile
strappo una pagina – la ingoio!
Fibra sterile senza protezione
la immergo in questo
assorbo la vita frenetica
la rabbia cinetica.

Il mio appiglio.